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venerdì 17 maggio 2013

Omaggio a Sendak

Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak è un semplice albo illustrato che racconta i mostri che si muovono dentro di noi, di come possiamo lasciarli scatenare e poi domarli, col trucco di fissarli negli occhi.

Dal 9 al 21 maggio l'Area Bookshop della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino ospiterà MostriSelvaggiInMostra, esposizione di illustrazioni di 50 illustratori italiani che hanno omaggiato il maestro.

 Questo il mio personale omaggio.


Dormire - digital collage


giovedì 16 maggio 2013

Chiara resta lì.



Una cosa mi ha insegnato mio padre.
Non fare mai il passo più lungo della gamba.
Lui non si muoveva mai, mai più di quel tanto. Quindi non rischiava mai.
Chi si muove, invece rischia. Ma per rischiare bisogna avere muscoli più forti del necessario.

Allora io che faccio: alleno i quadricipiti femorali, alleno i bicipiti, alleno i polpacci, gli addominali. Salto la corda, imparo a stare in piedi e sulle punte.
Tendo braccia e spalle, tengo le scarpe allacciate per non inciampare.
A volte bisogna sottrarsi per tornare forti.
Per ritornare.
Fa male, il dolore lancinante dei muscoli che lavorano e non sono più abituati.
Acido lattico, anche nel cervello. Sensazione di mancare alla vecchia te stessa.
Inutile disperdere energie, imparare lingue nuove, se non si conosce la propria. I nuovi vocaboli arrivano piano. Con l'ascolto.
E poi, ad un certo punto, arriveranno lingue nuove.

Per ora il silenzio.
Chiara, resta. Lì. Vicino al sacco.


martedì 14 maggio 2013

Solitude

The extreme individualism and solitude - 2013 Corriere della Sera

venerdì 3 maggio 2013

L'aria fresca agita i polmoni

Ho sempre di più la netta impressione, che quando vuoi una vita nuova, te la devi guadagnare.
La vita nuova entra in maniera prepotente se le permetti di entrare.
Spalanchi le finestre e fai circolare l'aria.
Respira. Respira. Respira.

E l'aria fresca agita i polmoni. Sempre. E per far sì che i polmoni si agitino devi metterli in moto.
Oggi ho sceso le scalette di un seminterrato. Ho aperto la porta. Teli rossi alle pareti. Ring blu. Niente finestre.
Sono stata a chiacchierare con il mio futuro, spero, allenatore.
Somigliava molto a mio papà.
Alle pareti c'era Cassius Clay, Sugar Ray Robinson, grandi, Duilio Loi (!) altro non ho saputo vedere. C'erano sacchi pesanti blu appesi.
Tre ragazzi sudavano nelle loro magliette, senza fasce sulle mani.
Mi sembrava di entrare nel quarto girone dell'inferno.
E il quarto girone dell'inferno odora di sudore.
Non ci sono donne a parte me...



giovedì 18 aprile 2013

Starting/ending

Apocalissi


a new sketch from l'Apocalisse  

Come con il caffé

Come se fosse caffé ho bisogno di fissare sempre il filo dei miei sproloqui.
Ultimamente, sono la cosa che mi tiene "sveglia": i miei sproloqui.
I soliloqui. Ieri ho avuto la possibilità di avere fra le ciglia, fra le dita, alcune tavole di disegnatori eccezionali.
Ed è lì che il sudore delle mie mani si secca.
E' lì che m'accorgo di nuovo cosa è il bel disegno. Che non è manierismo, e bisogna ricordarselo sempre.  Il bel disegno è prima di tutto mettersi in comunicazione.
Sapere e darsi qualcosa.
Il bel disegno, non è il segno elegante.
Per quanto mi riguarda, potrebbe essere anche qualcosa di esteticamente brutto.
Ma magicamente potente.
Forse sto avviandomi anche in quella direzione, a quella consapevolezza.
Ché poi la bellezza è soggettiva e io sono una donna molto scontata nelle mie riflessioni.
Ieri ho visto un grande disegnatore e un grande comunicatore.



questo è il fuoco di Luca Caimmi




domenica 14 aprile 2013

Soft thinking

Sono sollevata sopra al lago di Varese, lo guardo da lontano. Non mi sembra vero. Non piove. Le ossa scricchiolano, ma non si rompono perché sono di legno verde.
Elastiche. Silenzio, a parte i vicini che sono passati dal caffé all'amaro, a Battisti, a Mogol, al brutto country tardo anni novanta. Le salsicce una dopo l'altra, il vento che tanto ci accarezza tutti.
Si sente la voce di qualche bambino.
Oggi mi sento invadente per tutti, mi sento fuori luogo, mi sento un non-luogo.
Quasi luogo. Camminare voglia andare.
Voglia.
Di che.
L'edera si arrampica sugli alberi. Anche se è attaccata alla corteccia, li soffoca.
Mi chiedo quanto possa arrivare in fondo, in fondo a staccare tutto quello a cui è appoggiata.
Mi chiedo quanto gli alberi possano permettersi di farglielo fare.
Sto seduta e mi guardo intorno.
Metà aprile.
Le mie stesse mani che mi stringono la gola.
Attacco di panico.