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mercoledì 25 aprile 2012

Reflusso come la corsa

L'emancipazione è un lavoro arduo. E' un lavoro duraturo, quanto duro.
Mi sgrido sovente perché mi accorgo di dire spesso che sto male. In realtà non è così. Ma è una sorta di reflusso come le onde del mare nella testa. Non sto male. E' che mi sento lavata via.
Da un anno a questa parte sono al lavoro duro, il lavoro forzato.
La cosa più difficile del mondo. Ovvero emanciparsi dal mondo stesso.
Allontanarsi dai falsi miti, dalle chiacchiere inutili, dalle persone gonfie e quelle sgonfie e farsi largo.
E' un lavoro silenzioso.
E' un lavoro che è come un sentiero. Un sentiero in solitaria, con tanto di scarpe da corsa o a piedi nudi come Bikila. Splendido e leggero.
Non ci sono persone al bordo della strada, tranne qualcuno, seduto su qualche carretto che guarda passare la corsa. Qualcuno applaude, nessuno lancia petali di rosa per far si che tu ci possa camminare sopra, qualcuno ti getta acqua in faccia, fredda, e, a volte, fuori è inverno.
L'emancipazione è guardare la strada.

Dicevo qualche giorno fa a due amici cari che ho letto Asterios Polyp. Libri come questo di Mazzuchelli mi ricordano quale sia sempre la cosa più importante. Potrei dire, tranquillamente e, a tutto tondo che sia un libro di estetica. A ogni livello. E di filosofia. Che aggiunge nuove regole o perlomeno ricorda che si deve far vivere il linguaggio del fumetto e continuare ad alimentarlo.
La storia è la base. E' la radice solida.

Ho abbandonato le altre ri-letture per ri-leggere lui.
Buon 25 aprile!


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